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Corticosteroidi per la fase iniziale del COVID-19


I corticosteroidi sintetici sono farmaci ampiamente disponibili, impiegati nel trattamento di malattie infiammatorie croniche e autoimmuni.

Corticosteroidi sistemici per la gestione del COVID-19

Sulla base delle prove di precedenti focolai di coronavirus ( ad es. SARS-CoV e MERS-CoV ), l'uso dei corticosteroidi sistemici nel COVID-19 è stato inizialmente sconsigliato a causa del potenziale rischio di infezioni secondarie, complicanze a lungo termine e clearance virale ritardata.
Tuttavia, lo studio RECOVERY, pubblicato nel 2021, ha mostrato una mortalità ridotta con Desametasone nei pazienti ospedalizzati con COVID-19 che necessitavano di ventilazione meccanica od Ossigeno supplementare, ma non tra quelli che non ricevevano supporto respiratorio.

In gran parte sulla base di questi risultati, le lineaguida dell'OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità ) hanno fortemente raccomandato i corticosteroidi sistemici nei pazienti con COVID-19 in forma grave e critica.

I dati sull'uso di questi farmaci durante la fase iniziale del COVID-19, quando i pazienti non sono ricoverati in ospedale, sono scarsi.
Prove aneddotiche da case report e studi osservazionali avevano suggerito che il trattamento ambulatoriale precoce con corticosteroidi sistemici al momento della replicazione virale ( cioè entro i primi giorni dall'insorgenza dei sintomi ) era associato a un aumentato rischio di guarigione ritardata e peggiori esiti clinici.

I corticosteroidi sistemici causano un'immunosoppressione diffusa, che potrebbe essere utile durante la fase infiammatoria tardiva di COVID-19 grave, ma può causare danni nella fase iniziale della malattia sopprimendo le risposte antivirali dell'ospite.

Corticosteroidi inalatori per la gestione del COVID-19

I corticosteroidi per via inalatoria sono stati proposti come trattamento precoce del COVID-19 sulla base dei loro effetti antinfiammatori mirati al polmone e delle loro proprietà antivirali.
Ad oggi, cinque studi randomizzati e controllati hanno esplorato il trattamento con corticosteroidi per via inalatoria nei pazienti ambulatoriali con COVID-19 entro 7-14 giorni dall'esordio dei sintomi da lievi a moderati.

Lo studio STOIC ha dimostrato che tra 146 pazienti ambulatoriali con forma lieve di COVID-19, la Budesonide per via inalatoria ha ridotto l'endpoint composito della valutazione da parte del Pronto soccorso o del ricovero in ospedale, e ha migliorato il tempo di recupero, rispetto alle cure abituali.

Il più ampio studio PRINCIPLE ha rilevato che in 1856 pazienti ambulatoriali con COVID-19 ad alto rischio di progressione della malattia, la Budesonide per via inalatoria ha migliorato il tempo di guarigione e ha ridotto l'endpoint combinato di ricovero ospedaliero o morte rispetto alle cure abituali, sebbene non sia stata raggiunta la significatività statistica per l'endpoint combinato.

Lo studio COVERAGE, che stava testando la Ciclesonide per via inalatoria nei pazienti ambulatoriali con COVID-19 a rischio di aggravamento della malattia, è stato interrotto prematuramente dopo che la prima analisi ad interim non aveva dimostrato efficacia riguardo alla riduzione dell'endpoint composito primario della necessità di ossigenoterapia a domicilio, ricovero ospedaliero o morte.

In particolare, questi studi randomizzati e controllati avevano un disegno in aperto ed è noto che i farmaci per via inalatoria hanno effetti placebo nelle malattie respiratorie, che potrebbero aver introdotto bias negli endpoint soggettivi.

Due studi randomizzati e controllati con placebo, in doppio cieco, hanno esaminato gli effetti della Ciclesonide per via inalatoria nei pazienti con COVID-19 allo stadio iniziale in comunità.
Uno studio sponsorizzato dall'industria che ha coinvolto 400 persone con forma da lieve a moderata di COVID-19 ha rilevato che la Ciclesonide per via inalatoria non ha ridotto il tempo per alleviare i sintomi, ma ha ridotto l'endpoint combinato della visita al Pronto soccorso o del ricovero in ospedale.
Lo studio CONTAIN ha invece mostrato che su 203 giovani pazienti ambulatoriali ( età media 35 anni ) affetti da COVID-19, la combinazione di Ciclesonide per via inalatoria e intranasale non ha migliorato la risoluzione dei sintomi, né ha ridotto l'incidenza del ricovero.

Nel complesso, le evidenze di studi randomizzati e controllati hanno suggerito che l'uso di corticosteroidi per via inalatoria nei pazienti ambulatoriali con COVID-19 non ha influenzato negativamente gli esiti clinici né ha aumentato il rischio di effetti collaterali rispetto alle cure abituali o al placebo.
Tuttavia, l'efficacia di questi farmaci nella gestione iniziale del COVID-19 rimane non ben definita. ( Xagena2022 )

Perico N et al, Lancet Infectious Diseases, 2022

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